La suggestione del BLACK & WHITE in fotografia  ...

LUCE & OMBRA 

   

Il BIANCO di CANTAMESSA  &  il NERO di VISCEGLIA

in mostra a TORINO




Augusto CANTAMESSA in Galleria FIAF, via Pietro Santarosa 7/A - TORINO

"LO STILE E' UN LAVORO A TOGLIERE"  in mostra fino al 3 novembre 2017. In collaborazione con Galleria LOSANO - PINEROLO



Il BIANCO e lo SFOCATO dominano le immagini fotografiche di CANTAMESSA, lineari ed essenziali ...

ALBERI     NEVE    OMBRELLI     BICICLETTE     OSTERIA     CIELO    TERRA

< La VERITA' è figlia del SILENZIO > sosteneva Isaac NEWTON

E il SILENZIO regna sulle immagini limpide di Augusto CANTAMESSA, classe 1927 !

Tra i temi cari al Maestro    ALBERI & VERTICALE     LUCE & OMBRA

"Breve orizzonte" (1955) lascia l'impronta indelebile di Augusto CANTAMESSA con la texture verticale dei rami spogli che emergono dalla sottile striscia di terra solcata da due in bicicletta  ...



                                              CANTAMESSA breveORIZZONTE

"Montoso" (2000) propone un nuovo breve orizzonte ... che affiora ancora ne "L'albero delle noci" (2016), con l'immagine surreale di un piccolo uomo con l'ombrello imbiancato dalla neve che si muove su un terreno assolutamente scuro ... e la neve ??

"Oasi invernale" (2009) si fa notare per il format allungato e il prezioso CHIARO SCURO che rende la fotografia come fosse stampa da incisione !

"Mia Moglie" (1950) - Un gioco di linee verticali di spigoli architettonici porta l'osservatore a scoprire il volto della signora affacciato al margine inferiore del foglio !!!

Ancora la linearità degli spigoli del muro in "Finestra del Museo Nazionale di Bucarest"  (2009)

Un semplice chiodo fatto a mano cuce la tela in verticale : "Il Cristo ritrovato n°7" (2006)

Gioco dichiarato di LUCE & OMBRA ne "La mamma del parroco" (1955) 

 
 
La cultura umanistica di Augusto CANTAMESSA trapela dalle opere "Alle 5 della sera" (2015) - omaggio a Federico GARCIA LORCA e
"Tutto intorno è pace" (2015) da "Cade la neve" di Ada NEGRI.

Il FILO sorregge la MELA : "Le ragioni di NEWTON" (1997)
Il FILO nero conduce alla BOTTIGLIA (1997) ...
Il FILO ancora protagonista in "GERMOGLIO pensile" (2017)

"Le ragioni di NEWTON - Sguardi per nuovi cieli e nuova terra"  è anche il titolo della recente personale 2015 dell'artista presso l' Abbazia di Santa Maria di CAVOUR, artista che oggi festeggia 90 anni !!

Dalla MELA alla PERA : NEWTON oltre il FILO della VITA !!
Mi torna alla mente l'immagine di "SE DIO VUOLE" - film 2015 scritto e diretto da Edoardo FALCONE con GIALLINI & GASSMANN :

il CARDIOCHIRURGO & il SACERDOTE  si confessano !! E quella PERA prima o poi cadrà ...



Teresa VISCEGLIA presenta "CHAPITEAU"

CIRCO     ACROBATI      MAGO       TENDONE        SIPARIO       ANIMALI



Il NERO e il MOSSO dominano le immagini fotografiche di VISCEGLIA, squarciate da lampi di LUCE, tagliate da OMBRE minacciose ...

< L’interesse per la fotografia si è rafforzato con il tempo ma attraverso il CINEMA, soprattutto quello ESPRESSIONISTA, con le sue DISTORSIONI PROSPETTICHE e le ATMOSFERE CUPE ma contrastate da LUCI ABBAGLIANTI. La mia ricerca fotografica, almeno finora, ne ha tenuto conto, nel tentativo di sintetizzare in una stessa immagine la bellezza con il suo lato sinistro, quotidianità e tragedia, in una modalità che vuole essere contrapposizione e armonia insieme >

"CHAPITEAU" di Teresa VISCEGLIA è il progetto vincitore di FotoConfronti 2016 a BIBBIENA (AR), la tappa che volge uno sguardo decisamente femminile al finale nazionale di "Portfolio Italia 2016 – Gran Premio Hasselblad", dove Teresa sale sul podio in seconda posizione.



CHAPITEAU   s.m. inv.

TENDONE posto sopra la PISTA DEL CIRCO



CHAPITEAU 01 

 

CHAPITEAU 021     CHAPITEAU 08

 


"CHAPITEAU" in mostra fino a giovedì 12 ottobre 2017 nei locali della SEZIONE FOTOGRAFICA C.R.D.C. - Corso Sicilia,12 - TORINO



Teresa VISCEGLIA consolida la passione per l'immagine e per la fotografia con i corsi di storia ed estetica cinematografica all' Università di COIMBRA in Portogallo.

FADO - la vera essenza dell'anima portoghese ... dal latino “FATUM”, ossia DESTINO

Tradizionalmente i fadisti indossavano ABITI NERI. L'atmosfera doveva essere quella di una NOTTE SILENZIOSA, per “anime che sanno ascoltare”, poiché le canzoni parlavano di SENTIMENTI profondi e della vera anima portoghese.

FADO di COIMBRA - È per lo più legato alla tradizione accademica dell'Università. È cantato solo da uomini e tutti indossano il TRAJE - la divisa universitaria composta da pantaloni, mantello e cappello neri. Di solito è cantato di NOTTE nelle piazze o per la strada ... molto tipiche le serenate, in cui i fadisti cantano sotto la finestra della donna che si vuole conquistare.



CINEMA ESPRESSIONISTA - E' una delle avanguardie del CINEMA TEDESCO degli anni dieci e venti del XX secolo.

ESPRESSIONISMO - in senso generico indica una tendenza dell'arte che porta a forzare parole o immagini verso un'espressività molto intensa,maggiore di quella naturale ...


Con ESPRESSIONISMO si intende anche un movimento artistico ben preciso, quello fiorito in Germania all'inizio del Novecento, che trovò grande riscontro inizialmente in pittura, poi anche in letteratura, teatro, musica e cinema. Il movimento assunse una sua fisionomia precisa tra il 1910 ed il 1924.

Caratteristica essenziale era la FORTE DISTORSIONE DEL SEGNO (sia esso la frase poetica, la linea pittorica, il gesto teatrale o l'inquadratura cinematografica), un "grido anarchico" che rompeva gli schemi dell'arte tradizionale. Mentre le altre forme d'arte furono tra loro coeve, per motivi sia tecnici che storici

l' ESPRESSIONISMO CINEMATOGRAFICO si affermò con circa un decennio di scarto rispetto alle altre manifestazioni artistiche, soprattutto per lo sviluppo della casa di produzione cinematografica tedesca U.F.A.



Per operare DISTORSIONI "espressioniste" nel cinema, che sostituivano alla descrizione oggettiva della realtà una percezione soggettiva, si dovettero recuperare tutti quei TRUCCHI SPECIALI del vecchio cinema delle attrazioni, in modo da ricreare mondi irreali, distorti, allucinatori.

Anche il contenuto si adattava a TEMI MISTERIOSI e SOPRANNATURALI, personaggi presi dal REGNO DELLE OMBRE e dall'universo delle CREATURE DEL MALE, potenziate dalle possibilità del cinema. L'uso di modalità stilistiche esasperate e deformate suscitava nel pubblico FORTI  EMOZIONI.



Grande importanza nella creazione di questi MONDI IRREALI ebbe la scoperta del cosiddetto EFFETTO Schüfftan, dal nome del grande fotografo Eugen Schüfftan, che permetteva la creazione di mondi virtuali a costi molto bassi rispetto alle scenografie. Esso consisteva nell'uso di CARTONI DISEGNATI che venivano proiettati e ingigantiti con un gioco di specchi, fino a divenire sfondo di una parte dell'inquadratura, mentre in un'altra si muovevano gli attori in carne ed ossa, magari inquadrati da lontano. Nacquero così intere città fantasma e architetture vertiginose, vere e proprie antenate del blue screen contemporaneo.

L'esempio più evidente dell'utilizzo di tale metodo nel cinema espressionista tedesco è costituito dall'imponente e moderna città che dà il nome al film "METROPOLIS" (1927), resa gigante proprio dall'impiego del metodo Schüfftan.



Un'altra caratteristica che fece la forza del cinema tedesco di quegli anni è l'uso del primo piano con effetti demoniaci e persecutori o, viceversa, vittimistici e perseguitati. Il grande valore espressivo dei VOLTI TENEBROSI, truccati pesantemente o dalle espressioni sovraccariche, venne sfruttato in maniera coerente per la prima volta proprio nella Germania di questo periodo.

L'uso diffuso di FONDALI DIPINTI (di derivazione teatrale) portò ad una subordinazione dei personaggi, che dovevano adattarsi alle scenografie stesse. ANGOLI ACUTI, OMBRE MARCATE e recitazione spigolosa sono comunque i capisaldi dell'espressionismo.



"Il gabinetto del dottor Caligari"

fu il film simbolo dell'ESPRESSIONISMO, quello in cui si ritrovano tutte le caratteristiche fondamentali del movimento. Quando venne girato, nel 1920, l'espressionismo nell'arte era già un movimento noto e conosciuto, per cui il film ne segnò il punto più alto, aprendo una nuova strada anche nella cinematografia.


Le scenografie dipinte sono opera di due pittori e scenografi espressionisti: Walter Reimann e Walter Röhrig, ambedue ispirati dai modeli pittorici di Kirchner.
La storia di accuse reciproche tra i personaggi è già di per sé delirante, ma quello che scuote lo spettatore è la caratterizzazione delle inquadrature, girate in scenografie allucinate dalla geometria impossibile, con spigoli appuntiti, ombre minacciose, strade serpentine che diventano vicoli ciechi.

I personaggi recitano col volto pesantemente truccato, in particolare il SONNAMBULO, che ha gli occhi cerchiati di nero. Il mondo distorto, opprimente e antinaturalistico, sottintende la creazione della mente malata di FRANZ, ma riecheggia palesemente le opere di Kirchner o anche le scenografie futuriste di Enrico PRAMPOLINI in "Thaïs", che probabilmente fu il diretto antenato degli scenografi espressionisti.

Il film è girato tramite lunghe inquadrature fisse, con poco montaggio, che crea una sorta di bidimensionalità, oltre all' EFFETTO ASFISSIANTE che l'inquadratura sia chiusa su sé stessa, come se fosse un mondo a parte, al di fuori della quale non esiste nulla.



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