CAPPELLETTI IN BRODO – il piatto protagonista del PRANZO DI NATALE … L’ARTE della PASTA RIPIENA !!
Il ripieno dei nostri CAPPELLETTI è crudo … per questo il giorno dedicato alla preparazione è il mattino della VIGILIA DI NATALE.
Carne magra di VITELLO e MAIALE, PROSCIUTTO - il tutto tritato due volte … parmigiano, noce moscata, sale, pepe e burro fuso.
Pasta con UOVA e FARINA. Sfoglia rigorosamente tirata a mano sulla “spianatora” (spianatoia) a suon di “rasagnolo” (mattarello) …
Il taglio veniva fatto una volta di forma circolare con l’aiuto di un bicchierino … adesso ci sono pratiche rotelle in acciaio inox che permettono un taglio più veloce …
L’artista della chiusura è la mamma … la forma del CAPPELLETTO varia leggermente da mano a mano … la faldina ripiegata in su, più su … la faldina ripiegata un po’ troppo giù … no !! HELPP !! Se non chiudi bene il CAPPELLETTO rischia di aprirsi durante la cottura nel brodo … non sia mai !!
I CAPPELLETTI rigorosamente disposti in file allineate sulla tavola di legno coperta da un telo spesso di lino per facilitare il conteggio !!! Il telo ne assorbe l’umidità durante l’asciugatura in un locale fresco … l’indomani il pentolone fumante di buon brodo di BOVINO misto e GALLINA VECCHIA attende gli illustri ospiti !! W I CAPPELLETTI DELLA MAMMA !!
I CAPPELLETTI DELLA MAMMA - Documentazione fotografica by Barbara Caricchi
CAPPELLETTI Story - lacucinaitaliana.it
L’area geografica in cui comunemente si rintraccia la nascita dei CAPPELLETTI è quella compresa tra Cesena, Reggio Emilia e Ferrara. In molti, però, sostengono che nel corso degli anni ci sia stato uno sviluppo di tradizioni parallele che consentono a molte altre città di rivendicarne la primogenitura. Per questa ragione sono diverse anche le storie sul perché i CAPPELLETTI si chiamino in questo modo. La più accreditata sostiene che la forma del Caplèt, il nome della pasta ripiena in dialetto romagnolo, ricordi quella del “galonza”, un capello con poca tesa e cupolone abbondate tipico della gente di campagna. Proprio a causa della somiglianza con il copricapo si sarebbe diffusa l’abitudine di chiamarli CAPPELLETTI. Se la forma a cappello è più o meno rispettata da tutte le tradizioni le dimensioni variano, soprattutto in Romagna. I CAPPELLETTI , infatti, sono molto piccoli nei pressi dell’Appennino reggiano e diventano sempre più grandi scendendo verso il Po.
A Forlì ne vanno ghiotti dal 1800
Non si sa con esattezza quando siano nati i CAPPELLETTI, anche se si hanno delle testimonianze di piatti che li ricordano sia in età romana che, più tardi, nel primo Cinquecento. Sta di fatto che la prima testimonianza storica di questa pasta ripiena è del 1811. In quell’anno nel Regno d’Italia napoleonico fu promossa un’indagine conoscitiva sulla vita degli abitanti delle campagne. Agli ufficiali pubblici locali veniva chiesto di annotare tradizioni, usanze, dialetti e superstizioni dei luoghi amministrati. Nel rapporto il prefetto di Forlì parlando delle tradizioni culinarie scriveva: “A Natale presso ogni famiglia si fa una minestra di pasta col ripieno di ricotta che chiamasi CAPPELLETTI.< L’avidità di tale minestra è così generale - specifica il prefetto - che da tutti, e massime dai preti, si fanno delle scommesse di chi ne mangia una maggior quantità>
I Cappelletti al “Centro”
I CAPPELLETTI sono molto diffusi anche in altre regioni come le Marche e in alcune zone del Lazio. Nelle Marche, in particolare, questa pasta ripiena è talmente diffusa, da essere considerata parte della tradizione, anche se molte testimonianze sostengono che i CAPPELLETTI siano arrivati in zona solo nel dopoguerra. La principale differenza con la ricetta romagnola sta nel ripieno. La versione marchigiana prevede, oltre al formaggio e al petto di cappone, anche carne mista di vitello, tacchino e lombo di maiale. Scendendo più a sud si scopre che in provincia di Latina, si mangiano i medesimi CAPPELLETTI che si mangiano a Ferrara. Il motivo di questa curiosa “contaminazione” culinaria risale agli anni venti dello scorso secolo. Nel 1924, infatti, iniziò l’opera di bonifica dell’Agro Pontino che durò per circa dodici anni. All’impresa parteciparono molti operai provenienti dal Veneto e proprio da Ferrara e dintorni. Al seguito dei lavoratori arrivarono anche le famiglie che portarono nella zona usi e costumi della terra d’origine, tra cui il piatto principe della cucina ferrarese: i CAPPELLETTI. Dopo la bonifica molte di queste famiglie rimasero in zona, così oggi è piuttosto usuale, anche a Roma, avere una nonna che cucina “da sempre” i CAPPELLETTI IN BRODO.© Copyright Barbara Caricchi ARTIVAMENTE – Tutti i diritti riservati