Il nostro giro della SICILIA OCCIDENTALE in tre puntate.
PALERMO
Teatro Massimo
Galleria delle Vittorie - via Maqueda
Via Vittorio Emanuele e via Maqueda si intersecano perpendicolarmente in
QUATTRO CANTI – crocevia con imponenti facciate arricchite da
statue su tre livelli.
Le due vie definiscono i quattro quartieri storici di Palermo: la Kalsa, il Capo, l’Albergheria e la Loggia.
L’attuale via Vittorio Emanuele era il Cassaro, antica via di origine fenicia, collegante l’acropoli e il Palazzo dei Normanni al mare.
Il nome esatto dei QUATTRO CANTI è Piazza Villena (in omaggio al Viceré, il marchese don Juan Fernandez Pacheco de Villena y Ascalon), ma le fonti antiche la ricordano come Ottangolo o Teatro del Sole perché durante le ore del giorno almeno una delle quinte architettoniche è illuminata dal sole.
I Quattro Canti propriamente detti sono i quattro apparati decorativi che delimitano lo spazio dell’incrocio. Realizzati tra il 1609 e il 1620 e sormontati dagli stemmi reale senatorio e viceregio in marmo bianco, i quattro prospetti presentano un’articolazione su più livelli, con una decorazione basata sull’uso degli ordini architettonici e di inserimenti figurativi che, dal basso in alto, si susseguono secondo un principio di ascensione dal mondo della natura a quello del cielo.
Alla base le fontane che rappresentano i fiumi della città antica (Oreto, Kemonia, Pannaria, Papireto);
quindi un ordine in stile dorico con le allegorie dalle quattro stagioni rappresentate da Eolo, Venere, Cerere e Bacco;
l’ordine successivo, in stile ionico, ospita le statue dei sovrani Carlo V, Filippo II, Filippo III e Filippo IV;
nell’ordine superiore le quattro sante palermitane Agata, Ninfa, Oliva e Cristina, patrone della città già prima dell’avvento di Santa Rosalia (1624) e di san Benedetto da San Fratello (1652).
Un antico detto che celebrava nei Quattro Canti il centro virtuale di Palermo recitava <feste e forche a Piazza Villena> (pubbliche feste ed esecuzioni capitali).
Nei pressi la FONTANA PRETORIA : smontata a Firenze e rimontata a
Palermo
La fontana Pretoria fu realizzata nel 1554 da Francesco Camilliani a Firenze, ma nel 1581 venne trasferita in piazza Pretoria a Palermo.
Collocata in un primo tempo nel giardino del palazzo fiorentino del fratello della granduchessa Eleonora di Toledo, per intervento del fratello Don Garçia, il primo viceré di Sicilia e governatore di Palermo, fu messa in vendita per il Senato palermitano. Acquistata dopo vent’anni dalla realizzazione, venne smontata e spedita a Palermo dove tutt’oggi è possibile ammirarla.
Giorgio Vasari la definì < una fontana stupenda che non ha eguali a Firenze o forse in Italia >
È popolarmente nota come “Fontana della Vergogna”. Il nomignolo nascerebbe dalla presenza del Monastero di Santa Caterina, un tempo monastero di clausura per suore dell’Ordine domenicano, le cui religiose, infastidite dalla gran profusione di parti intime esibite dalle statue, disposero atti vandalici col fine di sfregiarle.
Chiesa di Santa Ninfa dei Crociferi
Conosciuta anche come Chiesa rettoria di Santa Ninfa ai Crociferi, o dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi, fu una delle prime costruite dall’apertura della via Maqueda, nel 1601, alla presenza dello stesso fondatore dell’ordine religioso, Camillo de Lellis.
Il CIRCUITO del SACRO
Chiesa di S. Maria dell’Ammiraglio – La Martorana
Chiesa capitolare di San Cataldo
Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto
La ruota comunicante con il monastero
Sul lato destro del Transetto, il grande altare di Caterina D’Alessandria progettato da Andrea Palma. Una vera e propria macchina scenica barocca, piena di simboli, tutto decorato a marmi mischi e tramischi.
Al centro la statua di Santa Caterina, opera di Antonello Gagini (1534).
Il comunichino per le monache ( Santa Comunione)
Per le vie del centro
Il carro di Santa Rosalia – Progetto 2022
Mercati VUCCIRIA e BALLARO’
BALLARO’ – famoso mercato storico di Palermo da cui ha preso nome il programma televisivo ideato da Giovanni Floris e Paolo Ruffini , andato in onda su Rai3 dal 2002 al 2016. Spazio dove ci si incontra per parlare di attualità.
Ballarò – derivante probabilmente da Bahlara, nome arabo di un villaggio in corrispondenza di Monreale, o da Ap-Vallaraja, titolo attribuito ai sovrani del Sindh.
Giro ApeTaxi
PALERMO - La via dei carretti: salita Giuseppe Artale
Alle spalle della Cattedrale in questa caratteristica via si possono ammirare i carretti decorati con tinte e motivi della tradizione.
Piazza Marina si trova al centro di quinte architettoniche come Palazzo Galletti, Palazzo Chiaramonte-Steri, un brano di una Palermo medievale e in cui è presente, dal 1864, nel giardino Garibaldi, un magnifico esemplare di ficus, un monumento vegetale, con le sue multiformi radici aeree.
Murales di FALCONE e BORSELLINO
Situato nel quartiere della CALA, il murales di Falcone e Borsellino è stato realizzato per volontà dell’associazione nazionale magistrati in occasione del 25° anniversario della loro morte. L’opera è stata realizzata dagli artisti Rosk e Loste su una facciata dell’ istituto nautico “Gioeni-Trabia”, il murales è ispirato a una foto di Tony Gentile che ritraeva i due magistrati felici e sorridenti.
Pangrel 2018, alla Kalsa la street art per dire sì all’integrazione e all’accoglienza
Rosk e Loste, 2018
I due artisti realizzano un’immagine di forte impatto che testimonia l’identità, la mescolanza dei popoli, l’integrazione e il sincretismo culturale di Palermo. La particolarità sta nell’aureola posta dietro il capo della ragazza dagli evidenti tratti non europei la quale ci porta inevitabilmente all’interno di un mondo spirituale appartenente all’arte sacra; un santo urbano che rivela negli occhi un guizzo universale, umano.
La KALSA è uno dei più antichi quartieri di Palermo … risale al periodo della dominazione islamica. Il suo nome deriva dall’arabo al khalisa (al Halisah) “l’eletta” o “la pura”, perché al suo interno c’era la cittadella fortificata dell’emiro e la sede della sua corte. Oggi, gremita di chiese, palazzi e piazze, la Kalsa rappresenta uno dei fulcri della cultura popolare e la storia della città.
Insieme all’Albergheria, al Capo e alla Loggia, la Kalsa costituisce uno dei Quattro Canti.
La zona si sviluppa tra via Maqueda, via Vittorio Emanuele, via Lincoln e il cosiddetto “Foro italico”.
Ancora oggi vi aleggia una particolare atmosfera orientale accentuata dalla presenza di monumenti in stile arabo-normanno. Quartiere centrale ma popolare, offre uno spaccato di vita palermitana. Non è raro infatti, passando davanti alla chiesa di Santa Teresa, trovare uomini intenti a cucinare e a vendere i babbaluci, lumache marinate con olio, prezzemolo, aglio e pepe e servite in cartocci, o gli altri piatti tipici dello street food palermitano.
L’antico quartiere arabo della KALSA venne raso al suolo dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Un ulivo segna il luogo ove sorgeva la casa di Giovanni Falcone.
Qui Giovanni Falcone crebbe e frequentò Paolo Borsellino, amico fraterno e futuro collega, anche lui nato alla Kalsa, come coloro che sarebbero diventati i capi zona. Questa è Palermo, una città dove due mondi opposti si incontrano e si frequentano, ma dove molti, coraggiosamente, non cedono alla complicità.
Falcone frequentò le scuole elementari al Convitto nazionale, alle spalle della Cattedrale, scuola che adesso porta il suo nome. Laureato in Giurisprudenza a Palermo, scelse di diventare magistrato e si dedicò alla lotta contro la mafia fino al suo assassinio.
Il Complesso Monumentale di Santa Maria dello Spasimo: la chiesa sconsacrata, famosa per la sua navata centrale a cielo aperto, teatro pubblico della città, sede di numerose manifestazioni e spettacoli. La Scuola Internazionale di Jazz del Brass Group ha la sua sede in questo suggestivo monumento.
Chiesa di Santa Maria dello Spasimo in stile tardo gotico venne edificata insieme al convento all’interno delle mura della Kalsa nel 1506 dai padri Olivetani, i quali scelsero il nome “Spasimo” in segno di devozione alla Madonna sofferente dinanzi al Cristo in Croce.
Il committente fu Giacomo Basilicò che, per l’occasione, diede a Raffaello l’incarico di eseguire un dipinto che ritraesse appunto lo sgomento di Maria dinanzi al Cristo caduto sotto il peso della croce.
Lo Spasimo di Sicilia (Andata al Calvario) - dipinto a olio su tavola trasportato su tela (318x229 cm) di Raffaello Sanzio e aiuti, databile al 1517 e conservato nel Museo del Prado di Madrid. L’opera è firmata su una pietra in primo piano RAPHAEL URBINAS.
La storia della tavola come quella della chiesa è piuttosto avventurosa.
Dipinta a Roma entro il 1517 (quando venne replicata su un’incisione di Agostino Veneziano) venne inviata via mare a Palermo, ma la nave naufragò come riportato dal Vasari e da Vincenzo Borghini.
Le onde portarono la tavola verso le coste nei pressi di Genova, dove fu < ripescata e tirata in terra, fu veduta essere cosa divina e per questo messa in custodia, essendosi mantenuta illesa e senza macchia o difetto alcuno, percioché sino alla furia de’ venti e l’onde del mare ebbono rispetto alla bellezza di tale opera >
Mentre la fama del ripescaggio miracoloso si spandeva, i siciliani dovettero ricorrere al favore del papa per riaverla: di nuovo imbarcata arrivò finalmente a destinazione a Palermo.
Nel 1661 venne acquistata dal viceré spagnolo del Regno di Sicilia Ferrando de Fonseca per il re Filippo IV, che la volle sull’altare maggiore della cappella del monastero dell’Escorial. Fu a Parigi dal 1813 al 1822, per effetto delle spoliazioni napoleoniche, e in tale occasione si procedette al trasporto su tela, pratica allora consueta in Francia, dopodiché tornò nelle collezioni spagnole.
La costruzione della Chiesa di Santa Maria dello Spasimo è lenta e non ancora terminata quando la pressante minaccia turca rende necessaria la costruzione di un nuovo bastione a ridosso della chiesa. Il complesso viene trasformato in fortezza, poi in teatro, in lazzaretto (durante la peste del 1624), in ospizio per poveri (1835) ed infine in ospedale, fino al 1986, quando viene abbandonato. Finalmente è risorto a nuova vita !
La Magione o Basilica della SS. Trinità, in stile romanico, fu fondata nel XII secolo da Matteo d’Ajello, notabile al servizio dei sovrani normanni. Nel 1197 Enrico IV la concesse all’ordine dei Cavalieri Teutonici ai quali rimase per oltre tre secoli.
La facciata, a salienti, è ornata da tre ordini di arcate che, al primo livello, si arricchiscono di elementi decorativi ed incorniciano i portali.
L’interno, a tre navate, è semplice e nudo.
La chiesa possiede anche un bel chiostro a colonnine gemme purtroppo molto danneggiato (ha subito un bombardamento durante la seconda guerra mondiale).
Tra le sue antiche mure vi si poteva incontrare anche Paolo Borsellino, il figlio del farmacista di via Vetreria, poi divenuto giudice, tassello fondamentale per narrare una Palermo che non dimentica.
La Chiesa del Gesù, anche nota come Chiesa di Casa Professa, è uno dei capolavori barocchi nel cuore di Palermo, proprio ai margini del famoso mercato di Ballarò. Appartiene all’ordine dei Gesuiti che la vollero costruire ed ancora la curano con tanta dedizione.
La Compagnia di Gesù nacque il 15 agosto del 1534 a Montmartre,
allora sobborgo fuori Parigi. Fondatori furono il nobile basco Inigo Lopez de Recalde, conosciuto poi come Ignazio di Loyola, con altri sei compagni, gli spagnoli Francesco Xavier, Nicola Bobadilla, Alfonso Salmeron e Diego Laynez, il portoghese Simone Rodriguez e il savoiardo Pietro Favre, tutti studenti a Parigi. In brevissimo tempo divenne uno degli ordini religiosi più organizzati e potenti della Chiesa.
I Gesuiti arrivano in Sicilia nell’anno 1547
a seguito del vicerè Don Juan de Vega che intuisce l’utilità di affiancarsi un nucleo di religiosi che in pochi anni hanno già dimostrato notevoli qualità organizzative e ottime capacità di aggregare consenso. Ma soprattutto è la viceregina Donna Eleonora Osorio amica di Ignazio che garantisce protezione e favori per i padri Gesuiti.
Nel 1549 Ignazio di Loyola invia a Palermo Padre Diego Laynez,
uno dei fondatori della Compagnia, per istituire un collegio d’istruzione richiesto dal Vicerè e dal Senato cittadino, visto il successo ottenuto dal primo costituito a Messina l’anno precedente.
La Chiesa del Gesù, comunemente conosciuta dai palermitani con il nome di Casa Professa, che le deriva dall’annessa casa madre dell’ordine, è uno dei monumenti più celebri del capoluogo: senza dubbio una delle chiese più fastose di tutta la Sicilia, tra le massime espressioni dell’arte barocca, nella sua forma più “ridondante”, ricca, appariscente ed esuberante.
La facciata principale, sontuosa ma semplice, manca dei due campanili laterali previsti dal Masuccio.
L’interno, con pianta a croce latina, presenta tre navate, un ampio presbiterio e una serie di cappelle laterali. Col suo incredibile tripudio barocco è in netto contrasto con l’austera facciata.
Una opulenta decorazione copre interamente, da pavimento a soffitto, tutti i muri e le colonne della chiesa, dalla controfacciata al presbiterio, dalle navate alle cappelle.
In ogni dove, si estende un manto ininterrotto di sculture, tarsie policrome, ornati marmorei, stucchi e affreschi realizzati da una schiera di rinomati artisti tra cui Ignazio Marabitti, Vito D’Anna, Gioacchino Vitagliano, Antonino Grano, Giacomo e Procopio Serpotta, Pietro Novelli, Paolo Amato, Gaspare Bazano, Giacomo Pennino, Camillo Camilliani che lavorarono nell’arco di oltre due secoli per ottenere questa mirabile opera d’arte.
Innumerevoli e strabilianti decorazioni in marmi mischi e tramischi
che secondo l’autorevole storico dell’arte americano Donald Gaarstang “appartengono al mondo della fantasia sfrenata”, celebrano, in rilievo, la gloria di Gesù e della Vergine Madre : una sorta di “Bibliapauperorum” che attraverso le scene bibliche rappresentate propone il duplice cammino cristologico e mariologico.
Grazie a Martino, il ns. driver dell’ApeTaxi, per avercela fatta scoprire !!
La CATTEDRALE di PALERMO appare maestosa …
In esterno, ogni prospettiva mostra sorprendenti dettagli
architettonici …
La Cala
San Francesco d’Assisi, più volte danneggiata, restaurata e rimaneggiata, deve il suo aspetto attuale all’ultimo intervento volto a ripristinare, per quanto possibile, le forme originali. La facciata, semplice, è caratterizzata da un rosone ed un bellissimo portale gotico che appartengono all’originale edificio del XIII secolo.
Vi si conservano otto statue di Giovanni Serpotta ed il bellissimo portale della Cappella Mastrantonio, opera di Francesco Laurana.
Palazzo dei Normanni – CAPPELLA PALATINA (SS. Pietro e Paolo) e
APPARTAMENTI REALI – Giardini
Il palazzo è la più antica residenza reale d’Europa, dimora dei sovrani del Regno di Sicilia, sede imperiale con Federico II e Corrado IV e dello storico Parlamento siciliano.
Al primo piano del palazzo sorge la Cappella Palatina.
L’ala ovest è assegnata all’Esercito italiano.
Gli straordinari mosaici della Cappella Palatina
Il Palazzo dei Normanni a Palermo, noto anche come Palazzo Reale,
è attualmente sede dell’Assemblea regionale siciliana.
Sala d’Ercole, l’aula parlamentare
In memoria di Piersanti Mattarella assassinato da Cosa nostra nel 1980, durante il suo mandato come Presidente della Regione Siciliana.
Sala dei Vicerè
Sala Pompeiana - decorazione pareti
Mosaici della sala di Re Ruggero II di Sicilia ricavata nella Torre Pisana, l’ala più antica del palazzo con accesso dalla Sala dei Venti.
Sale Duca di Montalto – Mostra PUNCTUM e area archeologica (mura puniche)
Mura normanne – racchiudono un’area triplicata controllata a nord (palazzo reale) e a sud (castello a mare)
Evidente il richiamo alla Venere degli Stracci di Michelangelo Pistoletto. Nell’opera di Omar Hassan la Nike (Vittoria alata) domina su un cumulo di guantoni da pugile con cui l’artista realizza molte delle sue opere, anche in mostra con i relativi video.
Federico II Re di Sicilia
La PORTA NUOVA, adiacente al Palazzo dei Normanni, è stata per secoli il più importante accesso a Palermo via terra. Da essa partono Corso Vittorio Emanuele, o Cassaro, la principale arteria cittadina, e Corso Calatafimi, la strada verso Monreale.
La costruzione presenta due prospetti ripartiti su tre ordini : quello verso la città ricalca gli schemi classici degli antichi archi di trionfo, quello esterno presenta un’architettura originale e bizzarra dominata dalla presenza spettacolare di paraste binate in bugnato terminanti con quattro telamoni raffiguranti i Mori sconfitti da Carlo V. Le due figure in posizione centrale mostrano gli arti mozzati in segno di sottomissione.
Monastero Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto
Chiostro della Fontana di San Domenico
La chiesa vista dalle grate delle monache
Reportage fotografico by Barbara Caricchi
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