VALDIERI è un paese della Valle Gesso le cui origini risalgono all’età del bronzo, ipotesi avvalorata dal rinvenimento di una necropoli preistorica. Il suo ampio territorio, un tempo Riserva Reale di Caccia dei re di Casa Savoia, è oggi parte delle Aree Protette delle Alpi Marittime. Numerosi sentieri di montagna permettono di scoprire un paesaggio unico nel suo genere, nel quale sono presenti anche sorgenti termali naturali. In alta Valle Gesso le Terme Reali di Valdieri, con lo stabilimento voluto da Vittorio Emanuele II di Savoia. 

 

 

L’ORSO di SEGALE protagonista del carnevale alpino di VALDIERI

 

 

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Illustrazione di Gabriele Pino



La maschera dell’ORSO – e più in generale la figura dell’ Uomo Selvatico - è tipica delle feste d’inverno contadine di mezza Europa simboleggiando il risveglio primaverile, l’inizio di un nuovo ciclo agrario e il sovvertimento delle regole della società umana ad opera degli elementi naturali.

Esistono testimonianze letterarie ed iconografiche che comprovano l’esistenza di queste maschere carnevalesche già nel Medioevo.

In un tempo ormai lontano centinaia di orsi profeti - coperti di paglia, di pelo, di pelle, di scorza, di meliga, di ricci, di piume - uscivano dalle tane all’alba del 2 febbraio per annunciare l’arrivo della primavera.

In base alle credenze popolari il 2 febbraio - la CANDELORA - è uno di quei giorni utili per trarre auspici per il futuro, per predire l'esito dei raccolti. In fondo, da un punto di vista tecnico-agricolo, è effettivamente importante che, in certe fasi dello sviluppo del grano e della vite, le condizioni meteorologiche siano favorevoli.



< Per la santa Candelora de l'inverno semo fora,
ma se piove e tira vento, de l'inverno semo dentro >

recita un proverbio dialettale umbro



< Se l'ors a la Siriola la paia a fà soé
a'nt l'invern tornoma a intré >


(Se l'orso alla Candelora fa asciugare la paglia (il giaciglio), si rientra nell'inverno).

Il proverbio, noto in Piemonte e Valle d'Aosta, ci riporta sia alla credenza dell'ORSO LUNARE, che esce dalla tana nella notte tra il 1° e il 2 febbraio e osservando la posizione della luna percepisce se la primavera è in arrivo, sia a Sant’ORSO di Aosta che si festeggia proprio il 1° febbraio.

 

 

Nella seconda metà del Novecento, l’abbandono delle campagne ha condotto quasi tutti gli ORSI CARNEVALESCHI all’estinzione.

Nel 2004, grazie alla testimonianza di Bernardino Giraudo, detto Din dal Papa, l’ORSO di SEGALE si risveglia a Valdieri, scortato dal Domatore, accompagnato dai frà e dai peroulìer, ammansito dalla bella Quaresima e infine bruciato sotto forma di ciciou (fantoccio).

 

L’oracolo dell’Orso lunare

L’orso entra nella tana a San Martino - 11 novembre, “quando ogni mosto diventa vino” … data che segna la fine dei contratti agricoli - e si risveglia dal letargo nella notte tra il 1° e il 2 febbraio. A seconda della fase lunare che osserva in cielo la primavera si annuncia vicina o ancora lontana.

Luno niero - novilunio : l’orso esce consapevole che l’inverno è finito e che ha inizio la bella stagione.

Luno pino - plenilunio : l’orso ritorna nel suo rifugio invernale e prolunga il letargo per altri 40 giorni.



Nel 2025 l’Orso di Segale si è risvegliato con la luna in fase crescente. Il suo oracolo in occitano valdierese è chiaro : < PRIM QUART, PRIMO TART >
Avrà ragione ? La primavera tarderà ad arrivare ?



L’ORSO di SEGALE e il Carnevale Alpino di Valdieri


Sabato - La questua dei fra

Il programma del Carnevale alpino di Valdieri ripropone la tradizionale questua carnevalesca.
I fra (una confraternita di finti religiosi poco raccomandabili), insieme a Fantine (tre graziose donzelle dal viso barbuto in cerca d’amor), domatori e peroulìer (giovani e rumorosissimi stagnini coi volti sporchi di fuliggine), accompagnati da Luca Pellegrino e dalla chantourio ed l’Ouars (i cantori che danno voce al Carnevale), bussano alle porte dei valdieresi in cerca di “qualcosa di buono da mettere sotto i denti”. In cambio di cibo offrono canzoni e la lettura delle epistole, componimenti ironici che narrano le vicende della comunità durante l'anno passato.



Domenica - Allestimento del Ciciou ‘d paia

 

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Passeggiata musicale a suon di organetto con la Guida Parco Silvia Mattiauda alla scoperta delle peculiarità di Valdieri e del suo Parco archeologico.

 

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Gnocchi in piazza !!

 

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La maschera dell'Orso - laboratorio creativo per bambini

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Piccoli Peroulìer rumorosi a suon di pentole, cucchiai e coperchi …

 

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Luca Pellegrino e la chantourio ed l’Ouars : musicisti cantori con organetto diatonico, ghironda, violino e chitarra …

Musica occitana per Courenta e Ballet

 

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3 Fantine e lo Sposo - L’albero della questua con pane, aglio e salame - La pouma d’amour (la chansoun dal trai Fantine) – La danza

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Frà – arrivo della confraternita con il loro confessionale … benedizione e lettura delle epistole in occitano valdierese

 

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In piazza grande attesa per l’Orso che appare vestito con fibre di paglia di segale intrecciate a definire lunghe corde, poi avvolte a spirale e cucite insieme …

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Il Carnevale dell’Orso di Segale

Richiamato dalle canzoni della chantourio ed l’Ouars e dalle melodie di Luca Pellegrino, l’Orso di Segale irrompe in piazza per prendersi gioco di tutti i partecipanti alla festa. Sarà compito dei domatori, aiutati da peroulìer e frà, mettere in catene il plantigrado di paglia e condurlo alla bella Quaresima, l’unica donna capace di ammansire la bestia con un ballo vorticoso, prima del grande rogo del Ciciou ‘d paia.

 

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Merenda itinerante con pane e miele, frittelle di mele, biscotti dell'Orso di Segale, tisane e vin brule.

 

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L’Orso di Segale porta scompiglio per le vie del paese … deve essere catturato … ci pensano i due domatori …



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Frà lettura delle epistole in occitano valdierese

 

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Orso incatenato

 

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Alla fine del percorso rituale l’orso viene addomesticato da una giovane donna.

Il ballo dell’Orso con la Quaresima (con riferimento agli antichi riti di fertilità)

 

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Gli elementi del ballo e dell’addomesticamento sarebbero propiziatori del trionfo della dolce primavera sull’aggressivo tempo invernale.

L’Orso ormai domato non fa più paura e, come l’inverno, può abbandonare il paese per rifugiarsi nei boschi circostanti.

Il Ciciou ‘d paia che lo rappresenta viene dato alle fiamme in un grande rogo purificatore tra le grida festanti di una comunità che celebra il ritorno alla vita.

 

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L'Orso di segale anche quest'anno si è svegliato, ha creato scompiglio in quel di Valdieri ed è stato bruciato. La luna contadina ha predetto che la "Primo" arriverà "Tart" e le ancestrali paure legate all'inverno sono state esorcizzate!

 

 

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Musica e danze occitane … grande gioco dell’ago nel pagliaio …

 

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L’ORSO ha abitato le Grotte del Bandito in Valle Gesso

Fin dall'Ottocento il complesso ipogeo è stato studiato per i ricchi giacimenti di fossili, in particolare di ossa dell’orso delle caverne (Ursus spelaeus), una specie di orso estintasi nel corso dell’ultima glaciazione, che ha abitato la Valle Gesso e numerose altre cavità del Cuneese tra i 66.000 e i 30.000 mila anni fa.

Gli orsi delle caverne avevano dimensioni notevoli, decisamente superiori a quelle dell’attuale orso bruno: gli esemplari più grandi potevano raggiungere i tre metri e mezzo dritti sulle zampe posteriori, per un’altezza alla spalla di circa un metro e mezzo. Si stima che il loro peso potesse raggiungere la tonnellata. Questi numeri collocano l’orso speleo tra i più grandi mammiferi carnivori mai comparsi sulla Terra. I resti di due orsi delle caverne di Roaschia sono esposti nei musei di scienze naturali di Milano e di Londra.

Essi si riparavano nelle sale più interne delle grotte durante il letargo invernale o per partorire i cuccioli.

Dalla morfologia della corona dentaria e dall'usura dei denti degli orsi è possibile trarre preziose informazioni sulla loro alimentazione: si ipotizza quindi che l’Ursus spelaeus fosse onnivoro e forse più vegetariano dello stesso orso bruno attuale.

L’estinzione di questa specie sembra potersi connettere ai drastici cambiamenti del clima e alle conseguenti modificazioni dell’ambiente che si verificarono alla fine del Würm, l’ultima grande espansione glaciale, intorno ai 15.000 anni fa: le ossa di molti animali si sono depositate in gran numero sul fondo delle Grotte del Bandito. Durante le piene del Gesso le acque invadevano i cunicoli e le sale sotterranee della grotta, e i detriti da esse trasportati hanno ricoperto gli scheletri di orso permettendone la fossilizzazione.

 

 

 

A VALDIERI la scoperta di una necropoli protostorica con

stratificazioni dall’età del Bronzo all’età del Ferro. 

 

Le sue piccole dimensioni e i vasi cinerari con reperti che testimoniano personaggi celtico-liguri benestanti di diverso sesso ed età lasciano supporre che fosse riservata ad una casta sacerdotale con riferimento ai Druidi nella società celtica.

Il sito scoperto nel 1993 a seguito dei lavori per la strada limitrofa è posto sul ciglio di un’ampia ed antica superficie terrazzata. La necropoli ha una pianta rettangolare allungata e murature a secco spesse circa 90 cm. Alla struttura più antica vennero successivamente addossati altri piccoli recinti funerari di forma quadrangolare. All’interno di ciascuno è stata individuata una sepoltura in pozzetto, talora in cassetta litica, con un cinerario biconico d’impasto coperto da una lastra di arenaria.

Le tombe più antiche risalgono all’età del Bronzo, nei recinti e all’esterno della struttura vi sono sepolture dell’età del Ferro (prima metà VI sec. a.C.) con corredi che hanno restituito fibule, bracciali, anelli a globetti in bronzo.

 

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Reperti esposti nel piccolo museo che ospita la mostra “Frammenti di storia. Vivere e morire in Valle Gesso 3.000 anni fa”.

Notevole anche una lama di fattura etrusca tosco-laziale probabile dono di scambio per i materiali metalliferi della zona.



La SEGALE è un cereale resistente e necessita di poche cure

Sopporta temperature fino ai –25 gradi e inizia a crescere già a 1–3 gradi, persino in un terreno asciutto.

SEGALE : FARINA per il pane e PAGLIA per i tetti delle case

Il Museo della Civiltà della Segale a Sant’Anna di Valdieri è un contenitore di storie e di tradizioni che trovano nella segale il loro denominatore comune. Un racconto che conduce il visitatore fino a terre dove le case sono ricoperte di paglia, attraverso luoghi in cui il tempo è scandito dalle stagioni, dai riti propiziatori, dagli incontri serali nelle stalle. Un percorso per comprendere, in modo critico e moderno, gli equilibri che regolano il legame tra l’uomo e la montagna.



Reportage fotografico by Barbara Caricchi

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